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A sud niente di nuovo

di Achille Lucio Gaspari

A sud niente di nuovo

Di Maio gonfio di orgoglio ha proclamato la vittoria dei 5 stelle in Basilicata. Che altro poteva dire? Due sono infatti gli obiettivi che si è prefisso con questa dichiarazione. Tenere uniti e fiduciosi gli elettori del Movimento, poiché sa bene che molti accorrono per aiutare il vincitore, ma quando le cose vanno male si allontanano rapidamente e dicono addirittura di non conoscerti. L’altra ragione è che quando una squadra va male c’è sempre qualcuno che chiede il cambio di allenatore. Così per restare in sella non si deve mai ammettere la sconfitta.

Ma lui stesso e gli altri sanno bene che la situazione è diversa da come viene presentata; e temono un aggravamento quando il 26 maggio si voterà per le elezioni Europee e per quelle della Regione Piemonte.

Il contratto del governo giallo verde giova alla Lega e danneggia i 5 stelle. Salvini pertanto, fino a che le cose andranno a questo modo, non ha alcun interesse a rompere; anche perché non ha completato l’assorbimento dell’elettorato del Cavaliere e quindi non è ancora autonomo. Di Maio deve invece resistere al timone fino a che è possibile e cercare di fare la massima ostruzione ai programmi di Salvini in maniera di trasmettergli almeno in parte il virus della sconfitta. Più difficile è invece recuperare i voti perduti, cosa verificatasi in modo particolare nelle regioni del Sud dove il Movimento era più forte. La prima cosa da fare è una analisi attenta delle ragioni del successo. Certamente lo hanno votato i NO TAP, No TEP, NO ILVA, No Olimpiadi, decrescita felice, onestà assoluta e genetica e cet. Questi ritengo che siano meno della metà degli elettori dei 5 stelle. Sono i fanatici, che vivono sempre uno stato di sovra eccitazione. Diversi voti si sono persi, non tanto perché alcune cose non sono state fatte, ma perché è difficile mantenere un elettorato in eccitazione costante; bisogna infatti trovare sempre nuovi obiettivi e nuovi nemici. I voti raccolti in sud Italia hanno però differenti motivazioni. Lo stato di abbandono di queste regioni dove impera la delinquenza organizzata, dove povertà e disoccupazione la fanno da padrone ha determinato una forte protesta e una apertura di credito al cambiamento. Verso chi si potevano indirizzare questi sentimenti? Il PD e Forza Italia che hanno a lungo governato, sono ritenuti i principali responsabili. Prima del 4 marzo neanche la Lega non era ben vista al Sud, con la sua retorica di Padania Indipendente e responsabilità di governo insieme al Cavaliere. Ora le cose sembrano essere cambiate; gli elettori dei 5 stelle volevano un cambiamento fulmineo, difficile a farsi e ricordano con preoccupazione le promesse inesaudite di Renzi.

Staccare la spina del governo è un salto nel buio. Un governo Giallo Rosso (la Roma non c’entra) è tecnicamente possibile ma difficile da realizzare. I renziani si metterebbero di traverso ma anche convincendosi per evitare elezioni anticipate, essendo il PD di Zingaretti in lieve ripresa, le condizioni che il Partito Democratico avanzerebbe sarebbero troppo gravose per essere accettate.

Quindi si navigherà a vista in attesa del 26 maggio e con un occhio all’evolversi della situazione economica.

Achille Lucio Gaspari

 

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