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Governo e mosse azzardate. 
 
A distanza di due settimane dall’esito del voto c’è ancora incertezza non solo sul governo prossimo venturo ma anche sulle presidenze di Camera e Senato. Nel PD il massimo sconfitto di questa tornata elettorale, la segreteria Renzi è crollata come era prevedibilissimo. Rispetto al 2013 in cui le percentuali conquistate erano quasi uguali, il PD ha trasferito un 7% di voti ai 5 Stelle.  Strano invece che il rottamatore si sia sorpreso del fatto che i suoi sostenitori principali Martina, Franceschini, Gentiloni  e Del Rio abbiano preso le distanze da lui. In politica non esistono rapporti infrangibili; basta considerare le scelte di Alfano, Fitto e Verdini che, come personaggi politici, erano stati inventati da Berlusconi.
 
Il PD stia all’opposizione 
 
Giusta la scelta del PD di collocarsi alla opposizione. Da quando esiste la seconda repubblica il potere logora chi ce l’ha; la coalizione di governo è stata infatti sempre sconfitta nelle elezioni successive. Per stare all’opposizione però è necessario che ci sia una maggioranza di governo, altrimenti si torna subito al voto, ed è questo che si teme nel Partito Democratico. In realtà i sondaggi dicono che se si rivotasse oggi il PD perderebbe meno dell’1%; il sangue che doveva donare ai 5 stelle è stato già dato. Questi ultimi crescerebbero ancora, ma meno del 2% e non raggiungerebbero la maggioranza. Peggio andrebbe a Forza Italia che scenderebbe al 10% e la coalizione di Centro Destra perderebbe addirittura qualche frazione di punto. Quale governo allora sarebbe ideale per il PD? Solo un governo Movimento 5 Stelle + Lega. Si otterrebbe immediatamente la scissione del Centro Destra e probabilmente alla lunga un logoramento di entrambi i vincitori del 4 marzo. 
 
Berlusconi sotto scacco
 
Far nascere un governo di Centro Destra con la semplice astensione sarebbe graditissimo a Berlusconi che eviterebbe di tornare alle sgradite elezioni e tornerebbe, sia pure in modo parziale, a quella collaborazione col PD che c’è stata quando entrambi i partiti hanno sostenuto il governo Monti e il governo Letta e che si è interrotta con la elezione di Mattarella invece di Amato da cui Berlusconi sperava di ottenere la grazia. Con un risultato diverso Renzi e Berlusconi sarebbero corsi uno nelle braccia dell’altro. Ma con Salvini e Meloni che si oppongono, questo aiuto del PD non ci sarà anche perché non sarebbe gradito agli elettori democratici. 
 
PD non sosterrà i 5S
 
Una alternativa è un governo del Movimento 5 Stelle sostenuto dal PD con un appoggio esterno o con una collaborazione organica. Cosa Di Maio è disposto a concedere perché questo accordo si verifichi? Credo non molto perché sarebbe un errore stravolgere il suo programma. Come reagirebbero gli elettori PD? Probabilmente non bene perché il Partito Democratico, visti i rapporti di forza, sarebbe sottoposto ai 5 Stelle e in un prossimo confronto elettorale molti elettori rimasti fedeli alla sinistra potrebbero avere la tentazione di sostenere direttamente il partito più forte. L’ultima possibilità è un governo di scopo, o del presidente, appoggiato da tutti; un simile governo avrà però una durata limitata e poi si tornerà al voto con le varie forze politiche più o meno nelle condizioni odierne.
 
Centro Destra rischio rottura
 
La coalizione di Centro Destra comincia a scricchiolare; Berlusconi ha troppi interessi economici per lasciar fare a Salvini e contrasta un accordo del leghista per spartirsi con i 5 Stelle la presidenza di Camera e Senato e ,applicando il manuale Cencelli, richiede la presidenza del Senato per Romani. Salvini dovrebbe cedere una posizione sicura, per una insicura perché la posizione di Presidente del Consiglio dei Ministri è molto incerta per lui.
 
Patto Lega-5S? Un azzardo
 
Fare l’accordo con i 5 Stelle sarebbe il preludio ad un accordo di governo, una tregua fra i due vincitori per cambiare la legge elettorale e tornare subito al voto, ad ottobre o più probabilmente nella primavera del 2019. Questa soluzione però ha dei rischi per il giovane Matteo; se si voterà nel 2019 gli elettori dei due partiti populisti vorranno vedere realizzate almeno alcune delle promesse elettorali. Per quanto riguarda l’esito della consultazione elettorale mentre i 5 Stelle che sono più lontani dalla maggioranza potranno pescare voti al di fuori, nel Centro Destra i voti resteranno più o meno gli stessi perché si sposteranno da un partito della coalizione all’altro. Poiché Salvini non è uno sciocco e tutto questo lo sa benissimo, se decidesse di cambiare la legge elettorale insieme al Movimento per introdurre un premio di maggioranza significa che ha questo piano: lasciare che i5 Stelle vincano e governino, mentre lui assumerebbe una tale leadership nel Centro Destra da veleggiare verso il partito unico e sfidare successivamente Di Maio da pari a pari. 
 
Attendiamo le nomine 
 
Vedremo intanto cosa accadrà nella elezione dei presidenti delle due assemblee. Il PD potrebbe essere infatti tentato dal chiudere la porta ai 5 Stelle appoggiando l’elezione di Giogetti alla Camera e di Romani al Senato. Questa operazione farebbe fallire un accordo sia pure temporaneo tra 5 Stelle e Lega. E’ una prospettiva dove per il PD non c’è alcuna utilità; ci sarebbe solo la soddisfazione di precludere un obiettivo ai 5 stelle.
 
Di Maio in vantaggio 
 
Chi sta meglio di tutti è Di Maio; pur senza ottenere la maggioranza ha vinto le elezioni; i seggi alla Camera e al Senato sono sotto il suo esclusivo controllo. Se fosse escluso dalle cariche e dal governo lucrerebbe dall’opposizione consensi ancora maggiori; oppure poterebbe andare al governo sia con il PD che con la Lega da una posizione di predominio. Sul piano della logica, essendo 4 gli attori principali quale accordo converrebbe a 3 di loro? Sostenere con l’astensione un governo 5 Stelle costringendo il Movimento a fare tutto da solo. Sarebbe un governo debole  che ciascuno dei tre occasionali alleati potrebbe far cadere quando lo ritenesse opportuno lucrando nel frattempo sui vantaggi di stare all’opposizione. Essendo la soluzione più logica sicuramente non sarà adottata. Quanto al gran desiderio di andare presto a un nuovo voto bisognerà vedere quanti, al di là delle strategie dei capi, una volta sedutisi sugli scranni saranno disposti ad alzarsi presto.
 
di Achille Lucio Gaspari

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