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Il mondo è cambiato. Ma tu sei disposto a fare altrettanto?

di Paolo Colazilli

Il mondo è cambiato. Ma tu sei disposto a fare altrettanto?

Chi vi scrive è un ventiquattrenne, studente di Giurisprudenza e con zero prospettive per il futuro. Ma con una speranza.

Era necessario inserire questo preambolo per introdurvi al pensiero che vorrei snocciolare e fornirvi la giusta chiave di lettura, oltre che instillarvi un po’ di empatia (o di antipatia, fate vobis) con cui condire le prossime righe di questo “articolo”.

Oramai siamo nell’era dell’ultra-informazione e dell’omni-connettività. La società è sempre più veloce, sempre più frenetica. Ogni secondo è fondamentale per stare al passo di chi è al tuo fianco, pronto a farti lo sgambetto proprio per derubarti di quel fondamentale secondo.

In questo mondo, dal perenne annaspare, o si impara a nuotare e stare a galla, oppure ci si rassegna ad annegare. 

Un ritornello costante degli ultimi anni che sento spesso, purtroppo anche fra i miei coetanei abruzzesi, è “non si trova più il lavoro” o, ancor peggio, “ci rubano il lavoro”. Ebbene io vi rispondo: “Non si trova? Createlo. Ve lo rubano? Scippatelo a vostra volta”. In questo contesto sempre più globalizzato, dove bastano un paio di click o di tap per sapere cosa sta accadendo in Guatemala, o a Tokyo, o a Reykjavik, perché fossilizzarsi ad archetipi di pensiero obsoleti, stagionati 35 anni e che non superano il palmo dal naso?

Qualcuno potrebbe ribattere additando la troppa leggerezza con la quale sto affrontando il discorso, ma vi rispondo che, sostanzialmente, è facile. La tecnologia ce lo permette, l’informatizzazione della società ce lo agevola. Non andare a cena nella trattoria di zio Gino solo perché il compare Ferdinando ti ha assicurato che si mangia bene, usa Google e TripAdvisor. Leggi le recensioni di tutti coloro che vi hanno mangiato. Natale si avvicina e non hai la minima voglia di fare code chilometriche alle casse del centro commerciale più vicino? Ordina i regali a domicilio su Amazon, su Ebay o su un qualsiasi altro sito, fra i milioni esistenti, di e-commerce.

Stesso discorso posso applicarlo al mondo del lavoro accennato poc’anzi. Hai un idea per avviare la tua impresa? Falla conoscere al mondo. Sfrutta i social, non per avere visibilità sulla vita del tuo compagno di banco al liceo, ma per dare visibilità alla tua idea. Se è valida e sarai abile nel creargli il giusto contesto, vedrai che il successo arriverà. Non riesci a finanziarla? Lancia una startup e abbraccia il crowdfunding. Basta il tuo progetto, sarà la piattaforma e la community a finanziartelo se saprai far breccia nei loro interessi.

Leggerezza, facilità, comodità, agevolazione, ecc. Certo, sono tutti termini rassicuranti, ma è altrettanto vero che trovare l’idea giusta non è affatto semplice, ovviamente. Così come farla fruttare. La connettività ci viene incontro, ma la scintilla deve pur partire da noi stessi. Inoltre la dinamicità di questo fantastico contesto socio-culturale ha anche i suoi lati negativi: ad esempio, la grande velocità con cui potrebbe esplodere la suddetta idea è direttamente proporzionale alla sua velocità d’implosione. E sicuramente le criticità non finirebbero qui, ma l’impostazione che voglio dare a queste poche righe dev’essere ottimista, perché dipende da noi e dal nostro modo di approcciarci a questo nuovo mondo isterico e bulimico la conseguente sopravvivenza in esso.

Per cui, non fate stagnare la vostra curiosità, non imponete limiti ai vostri orizzonti e, soprattutto, abbiate il coraggio e la fermezza di credere in ciò che immaginate.

La mia speranza? Essere anch’io all’altezza di tutto ciò.

 

di Paolo Colazilli

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