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La delusione dell’arbitro

di Achille Lucio Gaspari

La delusione dell’arbitro

Il Presidente della Repubblica si è paragonato ad un arbitro che per ben arbitrare ha bisogno che i giocatori siano corretti e collaborino. Dopo cinque giri di consultazioni, tre gestite direttamente e due fatte gestire dai presidenti di Camera e Senato non si può dire che abbia ottenuto la collaborazione richiesta. Ogni partito ha rifiutato di presentare un accordo che consentisse la nascita di un Governo politico. A Mattarella non è restato altro che annunciare il varo di un governo neutrale con il compito di trattare le questioni che sono di interesse per l’Italia nei meeting della Unione Europea, modificare la legge elettorale e preparare la legge finanziaria per poi tornare al voto tra dicembre e la primavera del 2019. Il Movimento 5 Stelle e la Lega che pensano di guadagnare voti con un rapido ritorno alle urne, hanno sparato ad alzo zero contro il Governo del Presidente e mentre Mattarella riceveva LEU, Di Maio e Salvini si incontravano per accordarsi su elezioni a giugno. Il fatto che votare con la stessa legge elettorale avrebbe potuto non consentire a nessun partito di ottenere la maggioranza assoluta non importava nulla; il pericolo di una crisi finanziaria e di un aumento dell’IVA non suggeriva un atteggiamento più prudente. Due OPA ostili erano lanciate, dai 5 Stelle contro il PD e dalla Lega contro Forza Italia. Per i due populisti l’obiettivo era riportare una condizione tri polare ad una condizione con due sole forze protagoniste: Movimento 5 Stelle e Lega. Poggio pieno all’iniziativa del Presidente veniva concesso solo dal PD e da LEU e a mezza bocca da Berlusconi che sono le forze politiche che più hanno da perdere nel caso di elezioni ravvicinate

 

I retro scena vissuti nei partiti

L’accordo tra PD e Movimento 5 Stelle che sembrava avviarsi bene; è fallito per due errori concomitanti commessi da Di Maio e dagli oppositori di Renzi. Luigino ha posto un veto su Renzi subito raccolto dalla minoranza PD che se ne voleva servire per eliminare quanto restava del potere fiorentino. Renzi, che dalla posizione di opposizione poteva evolvere a quella di collaborazione a certe condizioni, visto il piattino che gli stavano preparando alle spalle ha fatto saltare tutto. Di Maio si è spinto con Salvini sulla direttrice già proposta durante la consultazione con la Casellati. Accordo con la Lega su alcuni punti, appoggio esterno o astensione di Berlusconi, qualche garanzia e qualche ministro di area forzista. Ci ha aggiunto la eliminazione di una legge sul conflitto di interessi e la rinuncia a fare il Presidente del Consiglio. Naturalmente non avrebbe potuto accettare per quel ruolo un leghista e nei rapporti di forza Salvini doveva valere solo il 17% Oltre non poteva andare e Salvini aveva accettato tutto tranne che una rottura traumatica con Berlusconi. L’ex cavaliere non si è lasciato convincere; Letta lo ha messo sull’avviso che avrebbe rischiato l’irrilevanza. Ha insistito su un incarico a Salvini che il presidente non ha concesso in quanto non è stata presentata alcuna garanzia di poter trovare i voti mancanti. Qualcuno pensa che le posizioni anti NATO e filo russe espresse recentemente da Salvini abbiano avuto un proprio peso. E’ un fatto invece che Giorgetti non sia stato ricevuto dall’Ambasciatore USA.

 

Cosa accadrà ora?

La crescita economica rallenta e lo spread aumenta. Per ora sono solo piccoli segnali ma una tempesta finanziaria potrebbe scoppiare da un momento all’altro. Il Governo neutrale sarà varato presto e forse con un premier donna, la prima volta nella storia dell’Italia unita. Otterrà la fiducia? Sulla carta sembra proprio di no, ma mai dire mai. Sono molti i deputati e i senatori che non vogliono elezioni immediate. Se riuscissero a mantenere l’anonimato potrebbero votare la fiducia. Più probabile è la nascita di un governo politico con un accordo in extremis tra Di Maio e Salvini. Il PD ha scommesso su questa soluzione che ha il doppio vantaggio di allontanare le elezioni e di porli alla opposizione di entrambi i partiti populisti e quindi non si muoverà. Tutto perciò dipende dalle decisioni di Berlusconi. Se i sondaggi confermassero una caduta al di sotto del 10% allora la irrilevanza arriverebbe subito. Molti deputati e senatori sanno che non verranno rieletti, anche perché molti seggi uninominali che erano di Forza Italia saranno attribuiti alla Lega. Per questo premono su Berlusconi, e queste pressioni vengono anche dagli aziendalisti e dalla famiglia per difendere le Aziende di proprietà. Questo è un punto debole che potrebbe far mutare le opinioni del signore di Arcore. Staremo a vedere.

di Achille Lucio Gaspari

 

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