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La Democrazia Cristiana di Gianni Prandini

di Achille Lucio Gaspari

La Democrazia Cristiana di Gianni Prandini

L’8 marzo, nella prestigiosa sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, struttura appartenente al Senato della Repubblica, è stata presentata l’autobiografia postuma di Gianni Prandini. Bresciano, proveniente da una famiglia contadina, aveva sin da ragazzo mostrato grande passione per la vita politica da lui sentita come un dovere ed un servizio e mai come una ambizione finalizzata alla realizzazione di un ego personale. Iscritto al movimento dei giovani DC si recava ai Congressi del Partito non da delegato o da invitato, ma quasi da intruso per abbeverarsi della cultura politica dei grandi personaggi che allora dirigevano il partito. Divenuto egli stesso dirigente e in seguito membro del governo come ministro della Marina Mercantile fu il creatore del corpo della Guardia Costiera di cui l’Italia era allora priva. Alla presentazione del libro hanno partecipato Sua Eminenza il Cardinale Re, amico di infanzia, che ha portato una testimonianza della sua fede cristiana che gli ha consentito di sopportare con coraggio ed ottimismo le traversie della vita compresa la lunga e dolorosa malattia che lo ha afflitto fino agli ultimi giorni della sua vita. Pierferdinando Casini ha ricordato la comune militanza nella corrente forlaniana; Prandini era un realizzatore ed era vicino al proprio territorio, in un rapporto intimo con i suoi elettori. In questo, pur nella distanza geografica assomigliava molto a Remo Gaspari con cui ha condiviso esperienze di governo e con cui era legato da stima reciproca e da amicizia. Due aspetti in particolare ha sottolineato Casini della personalità di Prandini: il contatto con la gente che la Rete non sostituisce. Domandate oggi agli elettori chi sono gli eletti del proprio Collegio; con difficoltà ve ne potranno elencare uno o due. L’altra caratteristica di Prandini, comune a quella della classe dirigente della Prima Repubblica, era la preparazione culturale costruita attraverso una selezione dei dirigenti valutati per la capacità di assolvere agli incarichi di crescente difficoltà ricoperti e la esperienza progressivamente acquisita. Il contrasto con la preparazione della classe dirigente della Seconda Repubblica è evidente e spiega il declino culturale, economico e morale del paese. Tajani ha ricordato la vicenda giudiziaria che lo coinvolse al tempo di Mani Pulite e da cui è uscito completamente assolto. Quel meccanismo di finanziamento illecito dei partiti era stato svelato da Craxi in famoso discorso parlamentare e riguardava tutti i partiti. I Magistrati se la presero solo con i partiti di governo azzerando non solo una classe politica ma una stagione storica che aveva consentito la creazione della Repubblica, la scelta democratica e occidentale, lo sviluppo economico e democratico del paese.

La sensazione data da questa manifestazione è che alla vita democratica di questa Repubblica manca un partito come la vecchia DC, che sappia essere moderato ma al tempo stesso progressista e aperto verso le classi popolari non a forza di slogan ma attraverso una politica di sviluppo. Una forza politica dove gli autentici valori cristiani rappresentino una stella polare pur in una azione politica di assoluta laicità.

Quale la riflessione finale di un semplice spettatore come me? L’esigenza illustrata c’è nel cuore di molti ma vi alberga in modo subconscio. Perché si faccia concreta e diventi la base per una azione politica innovativa ci vorrà molto impegno, molto studio, grande elaborazione culturale e filosofica e, a meno di imprevedibili cambiamenti, anche molto tempo; nella sala infatti il più giovane era Casini e questo non è un bel segnale, almeno nell’immediato.

 

 

 

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