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La libia ha porti sicuri?

di Achille Lucio Gaspari

La libia ha porti sicuri?

 

Prima di rispondere a questa domanda che contrappone il Governo Italiano alla Unione Europea vorrei, a costo di ripetermi ,affrontare prima il problema dell’accoglienza.

L’accoglienza dell’individuo ingiustamente perseguitato è un dovere dello stato democratico. Ce lo testimonia Euripide nella tragedia Gli Eraclidi, rappresentata ad Atene nel 430 avanti Cristo. Nè la religione cristiana ,nè gli epigoni post marxisti ci hanno dunque insegnato questo comportamento “politically correct” . Nel mondo classico si parla del diritto di asilo per i perseguitati. Non si fa menzione di quelli che oggi chiamiamo migranti economici. O all’epoca non c’erano o non erano ritenuti titolari del diritto di asilo. Chi sicuramente non c’era è il bieco scafista, la nave della Organizzazione non Governativa e la cooperativa che ospita in cambio di una lauta remunerazione. La questione è morale, politica ma soprattutto pratica. Bisogna stare attenti a non fare la fine del filosofo che camminando con la testa in aria per ammirare l’armonia delle sfere celesti, non si accorge della buca davanti ai suoi piedi e ci cade dentro.

La buca ,anzi la voragine è rappresentata dai 5 miliardi di poveri presenti nel mondo . Attraverso una ben organizzata rete di trasporti che fa capo alle spiagge della Libia arrivano non solo dall’Africa, ma sia pure in numero minore, da tutto il mondo. Gli ultimi arrivi in Italia provengono anche dal Nepal dove non ci sono guerre ne persecuzioni. Per emigrare, a disposizione dei nepalesi c’è l’India ,l’Indocina, la Cina, la Russia asiatica ;sono tutti territori molto più vicini. Neanche a pensarci. La meta sono i porti italiani. E qui si presenta il problema pratico dei numeri. Tutti vogliono venire in Europa che è descritta come il paese di Bengodi dal ventre molle dove è facile entrare. Nel suo comizio a Montesilvano Salvini (ma sarà proprio così?) ha detto che alcuni africani ospiti di un albergo hanno inscenato una manifestazione bloccando una strada perché nelle stanze del loro albergo i televisori non erano forniti di Sky. Questo per dimostrare le false aspettative da cui sono motivati.

E’ evidente che la migrazione non può essere la soluzione; è necessario un impegno mondiale ma l’ONU che è costituito da circa 200 nazioni parla molto e fa poco o niente. L’Europa deve avere una visione comune. La soluzione non può essere il blocco della via turca e delle frontiere con la Grecia e l’Italia ,tanto quelli vengono dal mare ,che se la vedano loro. Bisognerà stabilire su basi scientifiche esaminando le condizioni geografiche ,demografiche e politiche quanti altri se ne possono accogliere oltre quelli già arrivati, perché fossero anche tutti tutelati dal diritto di asilo un miliardo di persone (naturalmente è una iperbole) qui da noi non possono starci. E quando si dice calcoliamo il numero intendo dire il numero che può essere accolto in termini economici sostenibili ,che si può impiegare con regole corrette, e che possano essere culturalmente integrati . Tutti noi rifiutiamo il razzismo ma il multi culturalismo è un’altra cosa. Questa Europa si fonda sui valori filosofici, culturali e giuridici del mondo classico; ha radici profondamente cristiane. La libertà, la democrazia rappresentativa, il libero mercato , la libertà di parola e di opinione, la parità di genere, la laicità dello stato. Non siamo disposti a rinunciare a questi valori; per noi la sottomissione della donna, la infibulazione, la supremazia della religione sulla legge, la poligamia non sono valori multiculturali, sono disvalori. La indeterminazione di Eisenberger è valida per la fisica quantistica in cui non si può sapere come si muove e dove sta una molecola di gas in un dato momento; si può solo sapere dove potrebbe statisticamente essere. Per i valori morali la indeterminazione dei multiculturalisti è un pericolo.

I paesi di Visegard fanno i furbi e mettono le mani avanti ma alla lunga potrebbero avere ragione loro. Una redistribuzione allevia la insostenibile condizione dell’Italia ma se non si metterà un freno la situazione sarà peggiore per tutti perché gli scafisti non si fermano davanti a nulla. Sono loro che li mettono su imbarcazioni insicure allestendo gli equipaggi anche con donne e bambini per creare maggiore disagio morale fondandosi sul nostro desiderio di evitare tragedie. La Repubblica Ceca ha parlato del metodo Australia. In cosa consiste questo metodo? Anche in quei mari c’era una organizzazione di scafisti che però è stata sbaragliata. Stabilito che in Australia si entra solo per via legale è stato sufficiente respingere qualche barcone, avvertire nei luoghi di imbarco che l’arrivo clandestino era impossibile e potenziare le ambasciate nei paesi da cui legittimamente si può presentare domanda di immigrazione ,che l’organizzazione degli scafisti si è dissolta per mancanza di clienti

Basterebbe per qualche tempo riportare tutti in Libia (migliorando la condizione di permanenza temporanea), render noto nei paesi di origine che la strada illegale è impercorribile mentre ci saranno quote annuali di accoglimento delle richieste di immigrazione. E’ una cosa possibile? E’ una cosa che si può fare ma non ci credo neanche se la vedo. Troppi sono gli interessi economici, troppi questi fiumi d’oro che dovrebbero essere inariditi.

Non è la prima volta che l’Europa cade sotto i colpi dei barbari. Per risollevarsi dopo Odoacre ci sono voluti mille anni. Dovremmo tutti pensare al futuro lontano dei nostri pronipoti; invece pensiamo all’arrivo di Cristiano Ronaldo ,ma forse è meglio così.

 

 

di Achille Lucio Gaspari

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