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La ministra Teresa Bellanova e le raccoglitrici d’uva delle campagne di Ortona.

di Nicola Primavera

La ministra Teresa Bellanova e le raccoglitrici d’uva delle campagne
di Ortona.


Sono cronaca di questi primi giorni del nuovo governo Movimento 5 stelle, partito democratico,
Liberi ed Uguali le polemiche suscitate,al momento del giuramento del nuovo esecutivo,
dall’abbigliamento della ministra all’Agricoltura Teresa Bellanova ed anche dal suo titolo di studio
nonché dalla sua militanza sindacale nella Cgil. La neo ministra ha ricordato il suo lavoro giovanile
come bracciante agricola ed in una bella ed ampia intervista al quotidiano La Repubblica di
domenica 8 settembre ha aggiunto di ricordare vivamente “la fatica delle alzate all’alba a 14 anni
per andare a lavorare l’uva per l’esportazione” nelle campagne di Bari e di voler dedicare la propria
attività ministeriale alle “amiche braccianti che non hanno una vita”. E proprio da questa dura
esperienza lavorativa è nata in lei la coscienza sindacale che l’ha portata ad essere dirigente
sindacale della Cgil fino all’impegno politico e parlamentare nel partito democratico ed ora quale
componente del governo del Paese.
A me ha colpito molto il riferimento al lavoro come raccoglitrice dell’uva di esportazione perché è
una realtà lavorativa oggi sconosciuta nel campo agricolo in Abruzzo, ma fino a non moltissimo
tempo fa, abbastanza diffusa anche dalle nostre parti, in particolare nelle campagne dell’ortonese, a
Villa Caldari, dove si coltivava l’uva regina per esportazione, soprattutto in Germania; attività che
vedeva concentrarsi in quelle campagne qualche migliaia di donne, provenienti da tutte le province
dell’abruzzo, per un paio di mesi, in condizioni molto dure di sfruttamento. Si iniziava a lavorare
all’alba e si terminava all’imbrunire, con una paga misera, ed in condizioni alloggiative difficili.
Era una attività molto intensa che, in quel periodo, monopolizzava il traffico ferroviario per le
spedizioni della stazione FS di Ortona con il lavoro di carico delle cassette d’uva e delle lastre di
ghiaccio nei convogli ferroviari, molte decine in un giorno, ad opera di carovane di facchini
costituiti in gran parte da giovani studenti, capitanati da un responsabile più anziano che con modi
spicci e duri organizzava il lavoro di carico con ritmi pesantissimi; il che provocava un grande turn
over di giovani addetti proprio per il pesante carico di lavoro giornaliero.
All’inizio della mia attività sindacale nel 1979 a Lanciano ho avuto modo di conoscere una
sindacalista della Cgil che proprio nella sindacalizzazione delle raccoglitrici dell’uva dell’ortonese
aveva svolto un ruolo fondamentale. Era originaria di Montorio al Vomano, si chiamava Finavera
Vera e nel periodo della raccolta delle uve veniva inviata nelle campagne ortonesi a fare attività di
tutela e proselitismo. Io ne ho un ricordo molto vivo perché era una compagna molto energica,
decisa, preparata ed intelligente, con una grande carica umana e molte volte mi ha raccontato le
grandi difficoltà di fare sindacato letteralmente nel mezzo delle campagne, per contattare le
raccoglitrici d’uva singolarmente e sfidare la reazione dei proprietari terrieri. Erano delle autentiche
lezioni di pratica sindacale. Trasferitasi da Teramo a Chieti aveva conosciuto e sposato Nicola
Stella, dirigente sindacale della Cgil di Lanciano, consigliere comunale comunista, protagonista
della rivolta nel 1968 delle tabacchine dell’ATI di Lanciano, segretario della Camera del Lavoro di
Lanciano quando ho iniziato a fare sindacato nella Cgil. Due fortissime personalità animate da una
speciale passione sindacale e politica (ambedue militavano nel PCI).
Oggi il panorama della agricoltura ortonese è profondamente cambiato con una produzione
vitinicola d’eccellenza, con un sistema di cantine sociali all’avanguardia, che consorziandosi
sfidano la concorrenza ed aggrediscono, con successo, i mercati esteri. Anche se nel campo agricolo
la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori,anche da noi, è questione sempre aperta.
Certamente oggi la vicenda delle raccoglitrici d’uva di ortona appartiene ad un passato, tanto manco
lontano, ma che è bene conoscere proprio per dare al mondo agricolo tutte le opportunità di
sviluppo nel rispetto della dignità di quanti vi lavorano.
Ma sono certo che Teresa Bellanova, con la sua attività come Ministro della Agricoltura darà un
fondamentale contributo in questa direzione.

Di Nicola Primavera

 

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