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Le frasi celebri dei grandi uomini

di Achille Lucio Gaspari

 

Le frasi celebri dei grandi uomini

Difficile dire se è stata la grandezza di certi uomini a rendere famose la frasi da loro pronunciate oppure l’arguzia o la profondità o il valore storico di certe frasi ha contribuito a fare grandi coloro che le hanno pronunciate.

Alessandro Magno disse: sono grato a mio padre per vivere e al mio maestro per vivere bene. Al padre, Filippo II° re di Macedonia, doveva non solo la vita ma anche il regno; le nozioni apprese dal suo precettore erano però di fondamentale importanza. E che precettore! Aristotele uno dei più grandi filosofi dell’antichità.

Giulio Cesare era un decisionista; questo si evince anche dalle sue frasi che la storia ci ha tramandato. Il Rubicone era il fiume romagnolo a sud del quale nessun capo militare poteva transitare accompagnato dalle sue truppe pena una gravissima violazione della Costituzione della Repubblica Romana. Quando il condottiero si decise al grande passo disse “alea jacta est” ciò è il dado è tratto, nel senso di decisione presa. Il 2 agosto del 47 A.C. Cesare ottenne una straordinaria vittoria su Farnace a Zela del Ponto, stupefacente per velocità; comunicò la notizia al Senato con “veni, vidi, vici” sono arrivato, ho visto, ho vinto. Quando all’inizio della guerra civile doveva raggiungere il suo esercito già schierato nella penisola balcanica, ritenendo la traversata del mare da Brindisi a Durazzo pericolosa perché la flotta di Sesto Pompeo dominava il mare, decise di imbarcarsi sotto mentite spoglie per una traversata notturna. Essendo il mare in burrasca il capitano non voleva partire ed egli abbassando il mantello che gli copriva il capo disse “parti, tu porti Cesare e la sua Fortuna”

Marco Antonio tenne l’orazione funebre davanti al corpo martoriato di Cesare. Con un gesto teatrale tolse il lenzuolo che copriva il cadavere mostrando le ventitré ferite inferte dalle pugnalate dei congiurati, lesse il testamento di Cesare che lasciava i cittadini romani eredi delle sue fortune e poi rivolgendosi al principale artefice dell’assassinio disse “eppure Bruto è un uomo di onore”

Riccardo III° di York disarcionato dal suo cavallo mentre combatteva la battaglia di Bosworth durante la guerra delle due rose, per cercare di aver salva la vita ,ormai appiedato gridò “il mio regno per un cavallo”

Giuseppe Garibaldi, al comando dei Cacciatori delle Alpi avanzava invitto durante la terza guerra di indipendenza del 1866. Solo per lui le cose andavano bene; la flotta italiana dell’ammiraglio Persano era sta sconfitta nella battaglia di Lissa e in modo non differente le cose erano andate per l’esercito a Custoza. Fortunatamente gli alleati prussiani avevano vinto a Sadowa ponendo fine alla guerra contro l’Austria. A questo punto il generale Alfonso La Marmora ordinò all’eroe dei due mondi di fermarsi e Garibaldi rispose con un telegramma, telegraficamente succinto “obbedisco”

Gabriele D’Annunzio il poeta soldato prima di imbarcarsi su un MAS (motoscafo armato silurante) per partecipare alla beffa di Buccari interpretò la sigla di questi natanti in modo da creare un motto “Memento Audere Semper” ricordatevi di osare sempre.

E veniamo ai grandi personaggi di oggi e alle loro frasi celebri; saranno tramandate sui libri di storia? Crederlo non costa nulla!

Il Vice Presidente del Consiglio e super ministro Luigi Di Maio, dopo un consiglio dei ministri si affacciò festante al balcone di Palazzo Chigi (l’ultimo politico prima di lui ad affacciarsi da un balcone per un annuncio al popolo era stato Benito Mussolini) dichiarando “abbiamo abolito la povertà” Una cosa straordinaria abolire la povertà per delibera del consiglio dei ministri! A chi si riferiva? Alcuni pensano a lui stesso e ai numerosi senatori e deputati 5 stelle che con la loro elezione hanno conseguito uno straordinario incremento del reddito personale.

Terminiamo questo elenco con i due personaggi più importanti, due presidenti del consiglio che hanno governato senza essere passati attraverso il vaglio dell’elettorato in una elezione politica. L’uno si era cimentato in due elezioni amministrative e nelle primarie del suo partito che sono solo una consultazione privata di simpatizzanti del PD, l’altro forse non è stato eletto presidente neanche nella assemblea del suo condominio.

Renzi quando propose il suo referendum costituzionale disse “se non vinco mi ritiro dalla politica” Forse quella era una minaccia come sono soliti fare i ragazzini capricciosi che vogliono comandare nel gioco minacciando di portarsi via il pallone se non sono ubbiditi. Ma per la maggioranza dei cittadini quella era una promessa e come dicevano i latini “promissio boni viri est obligatio” la promessa di un galantuomo è un obbligo, concetto valido tuttora in ogni parte del mondo ma forse non a Firenze.

Giuseppe Conte all’inizio dell’anno ci promise “il 2019 sarà un anno bellissimo” dichiarando che ci si aspettava una crescita dell’1,5%. Quando la Banca d’Italia, la Confindustria e organizzazioni internazionali come la UE, l’OCSE, FMI tagliarono le stime a meno dello 0,5% dal governo si levarono le solite voci: siete dei gufi, con le previsioni non ci azzeccate mai. Siamo invece in recessione ,difficile raggiungere una crescita dello 0,2%. Però non siamo stati invasi dai marziani, ne è caduto sull’Italia in modo imprevedibile un gigantesco asteroide. Una spiegazione l’hanno però trovata, è la recessione internazionale. I cittadini si chiedono come mai la Gran Bretagna, la Francia e anche la Spagna hanno un incremento del PIL migliore del nostro che siamo gli ultimi in Europa; la congiuntura internazionale non vale anche per loro? A chi gli chiedeva conto della sua ottimistica dichiarazione Conte ha risposto che aveva scherzato. E’ una risposta che ci può stare dal momento che lui è stato designato da un partito fondato da un comico le cui battute fatte in teatro fanno ridere; speriamo che le sue non ci facciano piangere.

di Achille Lucio Gaspari

 

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