gestionale telefonia Gestionale Telefonia

Le spine di Salvini tra Di Maio e Berlusconi

di Achille Lucio Gaspari

 

Le spine di Salvini tra Di Maio e Berlusconi

Nelle democrazie liberali di tipo parlamentare quando un Partito non ha da solo la maggioranza per sostenere un suo governo ricorre ad alleanze con altri partiti. Nella prima repubblica la Democrazia Cristiana ha governato con i partiti di centro e includendo i socialisti allargò il perimetro della maggioranza. Nella seconda repubblica si sono alternate coalizioni di sinistra e coalizioni di centro destra. La caratteristica di queste alleanze era costituita dalla presenza di un partito leader che era il più forte dell’alleanza (Democrazia Cristiana, PDS, Forza Italia) e in piccoli partiti abbastanza omogenei per ideologia politica che non coltivavano l’ambizione di divenire il partito principale della coalizione

 

Il contratto giallo-verde, ciò che unisce

L’alleanza tra Movimento 5 stelle e Lega è qualcosa di anomalo. L’unica cosa che unisce le due forze politiche è un atteggiamento di contrasto verso l’Unione Europea considerata fonte di ogni male; una opposizione quindi tra il popolo e la élite burocratica europea da cui deriva la definizione di populisti. Non si tratta di posizioni del tutto immotivate; basta considerare in che modo l’Italia sia stata lasciata solo a gestire una incontrollabile ondata migratoria, anche se con la condiscendenza del governo Renzi. L’aspetto più rilevante riguarda invece la gestione economica. Dal momento che 18 paesi hanno una moneta unica è logico che esistano delle regole comuni. Si è verificata una convergenza dei due partiti nel criticare queste regole. In una prima fase tutta la colpa è stata data all’euro con conseguente proposta di uscire dalla moneta unica e tornare alla lira. Poiché è impossibile abbandonare l’euro senza uscire dalla Unione Europea questa stravagante idea che avrebbe distrutto l’economia nazionale è stata messa da parte. Gli strali si sono allora indirizzati contro regole che strangolano l’economia inducendo alla recessione, e anche contro la disuguale applicazione di queste regolo verso le nazioni più forti e quelle meno forti. L’economia non è una scienza esatta come la matematica e la fisica; esistono scuole di pensiero contrapposte per l’adozione di provvedimenti futuri e addirittura per la interpretazione di eventi trascorsi. Pertanto, anche perché non sono un economista, mi astengo dal calpestare questo terreno scivoloso, anche se mi sembra opportuno che queste rigide regole vadano in qualche modo modificate.

 

Il contratto giallo-verde, ciò che divide

Molto più numerosi sono i motivi di divisione; per i cinque stelle prevale la filosofia della decrescita felice e dell’uno vale uno. Da qui deriva il no a quasi ogni iniziativa, dalle Olimpiadi alla TAV, dalla TAP a nuove autostrade. In altri termini lo sviluppo e l’innovazione vanno frenate per un ideale ritorno ad una età arcadica, in qualche modo favorente la riduzione dei desideri per conquistare la felicità. Si desidera un ritorno ad una economia prevalentemente rurale, che è stata una idea perseguita anche da Mussolini negli anni trenta. Il secondo aspetto riguarda il fatto che ogni individuo ha un suo valore culturale identico a quello di qualunque altro, per cui chiunque può parlare di qualunque cosa e la competenza non è più un valore. Idea che si può capire se si genera in un partito con tantissimi soggetti culturalmente impreparati ad iniziare da molti dei capi. Il terzo aspetto è il giustizialismo sfrenato sotto la spinta delle posizioni di Di Matteo e di Davigo per cui non ci sono innocenti ma soltanto delinquenti non ancora scoperti ad eccezione dei magistrati e dei Grillini. Questa ideologia ha come conseguenza che l’unico modo di spendere soldi è quello di finanziare il reddito di cittadinanza, un modo di conquistarsi facilmente il favore delle aree depresse del Sud.

La Lega ha una lunga esperienza parlamentare e di governo con Berlusconi. Ha abbandonato le posizioni giustizialiste del 1993 quando in parlamento venivano sventolati cappi e manette. Ottenuto dalla scomparsa dei partiti di governo lo spazio desiderato per se e per Berlusconi sono passati dal cappio alle leggi ad personam e questa tendenza non è del tutto scomparsa come dimostra l’incidente alla Camera che in voto segreto ha introdotto una modifica al reato di peculato che favorisce alcuni esponenti del partito verde. Abbandonata la pretesa di rappresentare le valli bergamasche e limitarsi al massimo ad una Padania indipendente, il partito di Salvini scende sotto il Po e punta a conquistare consensi nel Centro e nel Sud Italia. Non può però tradire la sua origine locale e sociale e quindi è per l’ammodernamento del paese anche attraverso le grandi opere. Fa una bandiera della sicurezza dei cittadini attraverso il controllo della immigrazione clandestina, la lotta alla delinquenza organizzata e al traffico di droga. Si tratta dunque di due partiti concorrenti, che aspirano entrambi a governare da soli e pertanto la polemica tra di loro aumenta ogni giorno di più. Ciascuno tenta di realizzare il proprio programma e impedire all’altro firmatario del contratto di realizzare il suo.

 

Le avances di Berlusconi

Quanto potrà durare questo governo? Non certo 5 anni e chi più lo afferma (Salvini) è il più convinto che non potrà durare così a lungo. Il più strenuo difensore del contratto, pur tra mille difficoltà è Di Maio perché sa bene che dopo le dimissioni di questo governo il pallino passerebbe nelle mani di Fico o di Di Battista. Berlusconi tenta di insinuarsi tra le difficoltà che in qualche modo separano i due vice presidenti e cerca di spingere Salvini a rompere e a varare un governo tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. I voti non ci sono ma il buon Silvio pensa di trovarli in parte comprandoli con il soldi, in parti comprandoli con posti nel governo ed in parte fondandosi sulla paura di elezioni anticipate per chi teme di non essere rieletto. E’ una operazione difficilissima e sicuramente dannosa per la Lega. Salvini sarebbe costretto a basarsi non sul rapporto di forza dei sondaggi, ma su quello scaturito dalle elezioni del 4 marzo, ulteriormente indebolito dai voti che Berlusconi sarà capace di trovare. Il governo sarà debolissimo e avrà contro una opposizione molto forte dove PD e Grillini essendo fianco a fianco potrebbero anche trovare una intesa tra loro, in particolar modo se a vincere la competizione congressuale fosse Zingaretti. Per Salvini, l’abbraccio di Berlusconi sarebbe mortale. L’elettorato ha ormai capito che l’unico obiettivo di Berlusconi e la tutela dei suoi interessi economici che non coincidono affatto con l’interesse degli elettori

 

Come andrà a finire?

No ho poteri divinatori come il mago Otelma (che sa tutto e prevede tutto ma quando bussano alla porta chiede. Chi è?) ma ritengo che l’alleanza andrà avanti almeno fino a dopo le elezioni europee il cui risultato costituirà un elemento indicativo per la futura evoluzione. Solo un disastro economico potrebbe accelerare il disfacimento del governo ma non penso che si arriverà a questo. Ad un certo punto ci sarà un bella marcia indietro sulle promesse più costose con la seguente dichiarazione: volevamo fare quanto promesso in campagna elettorale e per questo ci siamo scontrati con l’Europa; questi burocrati ce lo hanno impedito e noi non possiamo mandare in fumo le limitate risorsi che abbiamo. Votateci e li manderemo a casa. Con una diversa Commissione Europea faremo quanto promesso e anche di più

Ho azzardato una previsione e potrei rischiare una brutta figura; per rimediare mi lancio in una previsione più facile. La Roma non vincerà lo scudetto, non andrà in semifinale di Champions League e non vincerà neanche la Coppa Italia.

 

HTML 5 CSS 3
Powered by
GO Infoteam