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Nuovi leader, caduta Pd, Berlusconi al tramonto. L’Italia al dopo voto e il rebus del Governo.

di Achille Lucio Gaspari

Nuovi leader, caduta Pd, Berlusconi al tramonto. L’Italia al dopo voto e il rebus del Governo.

Ci sono talmente tanti commenti sull’esito di queste elezioni politiche che uno di più non farà un gran danno. Cercherò di fare le mie valutazioni nel modo più oggettivo possibile, come suole fare un buon ricercatore nei confronti dei dati derivanti da un esperimento.

La prima domanda è: erano prevedibili questi risultati? Gli esperti sulla base dei sondaggi, anche di quelli più recenti e non diffondibili ritenevano che una maggioranza di governo non sarebbe stata raggiunta. Sul risultato del Centro Destra le previsioni sono state rispettate anche se si riteneva maggiore l’equilibri tra Forza Italia e Lega. Il Pd veniva lievemente sopravvalutato ed in parte sotto valutato il Movimento 5 stelle. Quindi una grande sorpresa non c’è stata. 

Più interessante la seconda domanda: quali cause hanno determinato questo risultato? Cominciamo con l’analizzare le ragioni che hanno determinato la sconfitta di Renzi e di Berlusconi. Forza Italia non è un partito, non ha mai scelto i suoi dirigenti attraverso un congresso o una consultazione popolare. E’ una organizzazione a proprietà unica, vissuta e prosperata attraverso le capacità di Berlusconi.

Il Cav. al tramonto

 L’ex cavaliere ha sette vite come i gatti e ha goduto di una longevità politica impensabile in altri paesi occidentali, soprattutto in quelli a prevalenza protestante, ma ormai si avvicina velocemente al capolinea; le plastiche facciali e il cranio colorato non possono arrestare questo ineluttabile declino. Si illude pertanto la Gelmini a pensare che un Berlusconi candidabile avrebbe ottenuto un risultato migliore. Molti elettori hanno abbandonato l’anziano leader per il quarantatreenne Salvini, e questa frana diventerà una valanga. Qualcuno si domanderà perché Berlusconi, vincitore di tre elezioni, che aveva ottenuto un buon pareggio nel 2013 abbia voluto sfidare la sorte invece di ritirarsi imbattuto come fece il grande Roky Marciano. Basta guardare la quotazione delle azioni Mediaset e il crollo della medesima dopo l’esito delle votazioni per trovare la risposta. Quanto ai risultati del PD bisogna distinguere le responsabilità di Renzi da quelle proprie di una cultura di sinistra che è in crisi in tutta l’Europa. 

Renzi in trincea 

Renzi ha fatto al governo anche cose buone ma ha commesso una serie consistente di errori politici il più grave dei quali è stato volere e personalizzare il referendum costituzionale. Che la nostra Costituzione necessiti di un aggiornamento non è in discussione e io non vorrei discettare quì sulla struttura di quella riforma. Il punto è un altro: aver ottenuto il 40% nelle elezioni europee che sono tutta altra cosa da quelle politiche gli ha fatto perdere il contatto con la realtà. Così ha deciso di affrontare il rebus di un referendum che avrebbe dovuto sostenere solo dopo elezioni politiche vittoriose, minacciando il ritiro dalla politica (non avvenuto) che i suoi avversari hanno preso come una gradita promessa. Sorvolo sugli altri errori ma segnalo l’ultimo.

La risorsa Gentiloni

 Se avesse dichiarato che Gentiloni era il candidato del PD a guidare il nuovo governo due o tre punti in più li avrebbe ottenuti, mitigando così la durezza della sconfitta. Il garbo di Gentiloni e l’azione del suo governo sono stati positivamente valutati dagli elettori nel collegio Roma 1 dove il premier ha ottenuto il 43% dei voti, più del doppio della percentuale del suo partito. La composizione del collegio spiega in parte il risultato, ma lo spiega anche il modo mai arrogante e prepotente di porsi del Primo Ministro. Le ragioni principali della sconfitta del PD sono però nel modo auto referenziale e da élite culturale distaccata dalle cose reali che permea quasi tutta la classe dirigente. La legge sui matrimoni gay, quella sul fine vita, la jus soli, sono proposizioni di sinistra che non interessano che una sparuta minoranza di cittadini i quali devono invece confrontarsi con le difficoltà economiche, con la disoccupazione in particolar modo giovanile e con le distanze sempre più ampie tra un nord sviluppato e un sud arretrato, dove la delinquenza organizzata, nonostante l’impegno della magistratura e delle forze dell’ordine la fa ancora da padrone. Le soluzioni vetero comuniste proposte da Liberi e Uguali non sono state ritenute valide dall’elettorato che ha definitivamente archiviato i due vecchi ex segretari D’Alema e Bersani e le loro idee. Ci sono degli sconfitti e ci sono dei vincitori, Di Maio e Salvini definiti entrambi populisti e forze anti sistema. 

Forze anti sistema? Forse no

Non bisogna esagerare con le definizioni; forza anti sistema poteva essere forse definito il PCI che puntava alla dittatura del proletariato, ad un sistema economico collettivista e ad una alleanza con l’Unione Sovietica; Togliatti però rendendosi conto che gli accordi di Yalta non consentivano avventure, accettò con la svolta di Salerno le regole democratiche. Questa definizione calza più correttamente sul suo vice segretario Pietro Secchia che anelava alla rivoluzione comunista da conseguire con la lotta armata. Né la Lega  né il movimento cinque stelle sono contro il nostro sistema democratico e non vogliono cambiare né il nostro sistema economico né la nostra collocazione internazionale. Nessuno ha mai pensato di considerare forze anti sistema i Conservatori britannici che hanno deciso la brexit e non sono voluti entrare nell’euro. Esaminiamo le ragioni del loro successo; una comunicazione molto efficace e una sintonia con le aspirazioni dei loro elettori. Protezione e riscatto dalle difficoltà economiche per i cittadini del sud che hanno votato 5 stelle; attenzione alle forze produttive del nord per la Lega. Nei loro programmi ci sono dei temi comuni, come la lotta alla corruzione,abolizione del Job’s act e della legge Fornero, ma le cose che li dividono sono di più. Da una parte i mille euro ai senza lavoro, dall’altra la flat tax al 15%, diverse le roccaforti, diversi i flussi elettorali; dal PD per i 5 stelle, da Forza Italia per la Lega.

Il rebus del Governo 

La risposta alla terza domanda: cosa accadrà ora? Richiede doti divinatorie. Io cercherò di analizzare i dati a disposizione partendo da questi presupposti: il Capo dello Stato rispetterà le decisioni dei partiti e cercherà di non lasciare il Paese troppo a lungo senza un governo, i gruppi dirigenti dei vari partiti perseguiranno ciascuno gli interessi del proprio partito. Valutati i seggi posseduti dai partiti le situazioni possibili sono: 

Nessuna maggioranza possibile e si torna a votare con questa legge entro pochi mesi  .Questa situazione è quella meno gradita da Mattarella e lo dovrebbe essere anche dal PD e da Forza Italia. Andare ad un nuovo confronto mentre sono in ritirata e disorganizzati offrirebbe su un piatto d’argento una nuova vittoria a Di Maio e a Salvini. In realtà l’unico che potrebbe davvero giovarsi di questa condizione è il Movimento 5 stelle che vedrebbe molto vicina la conquista della maggioranza assoluta.

Governo di scopo presieduto da una personalità di garanzia con il compito di modificare la legge elettorale, assolvere ad alcune leggi di finanza e tornare al voto entro un anno. 

O accordo o Urne

Se nessun governo è possibile il Presidente della Repubblica preferirebbe questa soluzione al ritorno immediato alle urne.

I numeri danno anche queste possibilità: Governo 5 stelle-Lega; Governo 5 stelle –Leu_PD con partecipazione diretta o appoggio esterno. Governo Centro Destra – PD con appoggio esterno o astensione del PD ;,Governo di minoranza del Movimento 5 stelle con astensione del PD e del Centro Destra.

Il governo 5 stelle-Lega sembrerebbe a prima vista il più logico perché accomuna i populisti. In realtà non conviene a nessuno dei due essendo due partiti rivali in ascesa che non provengono da un lungo esercizio del potere come la CDU e lo SPD in Germania. Ma il più danneggiato sarebbe Salvini, che dovrebbe rompere il patto di coalizione per mettersi alle dipendenze di Di Maio, quindilo escludo.

LEU, morto prima di nascere, senza prospettive per il futuro sarebbe pronto a consegnarsi ai 5 stelle in cambio di qualche presidenza di Commissione, un ruolo di questore alla Camera o al Senato, e altre cosucce potrebbero andare bene. Ma il PD? Non credo che Di Maio sarebbe disposto a modificare i punti qualificanti del suo programma in cambio di un accordo organico. Al massimo qualche concessione tra le tante cariche da distribuire, compreso qualche posto di sotto segretario o di ministro. Anche un appoggio esterno non muterebbe la sostanza delle cose. Sarebbe un suicidio in piena regola che accentuerebbe nelle prossime elezioni l’emorragia verso il Movimento. Bene ha fatto quindi Renzi a restare in sella fino alla formazione del governo precisando che si tratta di stare all’opposizione. Ci potrebbe essere una scissione anti Renzi? Difficile. Alla camera ai 5 stelle mancano 95 deputati. Una scissione di 95 su 112 nel PD la ritengo impossibile. Per tanto escluderei anche questa soluzione.

Centro destra, i guai di B.

Se il Centro Destra avesse la possibilità di governare lo farebbe; è soprattutto una esigenza di Berlusconi per i suoi affari dal momento che le larghe intese, una riedizione del patto del Nazareno, non sono possibili. Un sostegno organico o con appoggio esterno richiederebbe un governo guidato non da Salvini ma da una diversa personalità come Taiani o Gianni Letta. Non credo che Salvini possa accettare una soluzione di questo tipo. Dopo un lungo percorso per acquisire la leadership del Centro Destra dovrebbe riconsegnarsi al potere dell’ex cavaliere. Non lo credo possibile. Più praticabile una riedizione del Compromesso Storico del 1976, con l’astensione del PCI che non pretese di dettare il nome del Presidente del Consiglio ma reputò confacente la presidenza della Camera per Ingrao. Una riedizione di quel tipo di accordo la ritengo possibile. Si tratta però di una soluzione temporanea che darebbe al PD limitati vantaggi. A giovarsene maggiormente sarebbe il Movimento 5 stelle, che seduto sul comodo scranno dell’opposizione griderebbe al quasi colpo di stato che impedisce di governare a chi ne ha concreto diritto.

Ultima possibilità un governo di minoranza del movimento 5 stelle con astensione del PD e del Centro Destra. Di Maio non sarebbe felice di governare con una spada di Damocle della sfiducia sempre possibile sulla testa. Ma non sarebbe neanche facile rifiutare di governare avendone la possibilità. Il vantaggio maggiore dovrebbero trarlo i partiti astensionisti se fra il dire le promesse elettorali e il farle ci fosse davvero il mare. Avrebbero così anche la possibilità di scegliersi il momento più propizio per le elezioni.

L’insegnamento di “Pirro”

Sarà questa la soluzione finale? Prima di rispondere vorrei ricordare un episodio della guerra fra Roma e l’Epiro combattutanel 279 A.C.. Pirro ottenne una vittoria così costosa (la famosa vittoria di Pirro) che decise di chiedere la pace a condizioni per lui favorevoli. I Romani invece, essendo vicini alla vittoria, volevano continuare la guerra. Pirro si incontrò con il console Fabrizio e gli offrì una enorme quantità di oro perché convincesse il Senato Romano alla pace. Il console anteponendo al suo proprio vantaggio l’interesse della Repubblica, rifiutò. Fu allora che il re pronunciò la famosa frase “è più facile deviare il sole dal suo corso che Fabrizio dal sentiero dell’onestà”

Quanti Fabrizi ci sono oggi nei gruppi parlamentari presenti nel Parlamento? Non lo so; pertanto una previsione è assai difficile.

di Achille Lucio Gaspari

 

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