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Una fondazione per recuperare la memoria delle lotte sociali in Abruzzo

di Nicola Primavera

Realizzare, in modo permanente, un MUSEO CELDIT nel quartiere che prende il nome dalla
cartiera che per oltre settant’anni è stata una importante realtà produttiva della zona industriale di
Via Piaggio a Chieti Scalo. E’ questa la proposta che Ugo Iezzi, giornalista ed ex sindacalista ha
formulato nei giorni scorsi al momento della presentazione della ristampa del suo bel libro “IL
VILLAGGIO DELLA FABBRICA DI PAPA’”: dal villaggio al museo. L’intento è quello di
recuperare la memoria storica della fabbrica, ma anche della vita associativa, di costume e culturale
della realtà urbana che gravitava intorno alla “fabbrica di papà.” Un mondo che oggi non c’è più,
ma che ha ancora dei valori da trasmettere. soprattutto alle giovani generazioni del nostro territorio.
Bisogna considerare che l’area industriale di Chieti Scalo fino a non moltissimo tempo fa poteva
annoverare realtà industriali significative: la Farad, la Thales, l’Indusnova, la Richard Ginori, la Iac,
l’Agip, la Generaltex ecc. Ogni pomeriggio, circa alle diciassette, non meno di cinquemila operai
invadevano via piaggio per tornare a casa al cambio turno di fabbrica. Oggi questo movimento non
c’è quasi più. Un inesorabile processo di deindustrializzazione ha causato lo smantellamento di una
intera realtà industriale nella Vallata del Pescara che le istituzioni ed anche il sindacato non sono
riusciti ad evitare. A mia memoria è da circa un quarto di secolo che in questa area non si realizza
una nuova importante iniziativa industriale in grado di ridarle nuovo slancio.
C’è anche da considerare che questa è stata un’area in cui si sono sviluppate importanti lotte
sindacali, penso alla Farad, alla Iac, alla Richard Ginori, ad esempio, che hanno visto impegnati i
lavoratori e le organizzazioni sindacali CGIL, CISL,UIL in grandi lotte e manifestazioni che hanno
contribuito a formare anche molti dirigenti sindacali degli anni settanta ed ottanta.
Ed anche di questi importanti momenti, a mio avviso, va cercato di recuperare la memoria storica,
mediante i racconti ed i ricordi di tanti lavoratori esponenti dei Consigli di Fabbrica e di molti
dirigenti sindacali.
E’ questo un progetto che deve avere un respiro regionale ed investire importanti vertenze
occupazionali che si sono svolte nella nostra regione a partire dagli anni settanta in poi. Penso, solo
per fare alcuni esempi, alle vertenze ex Italtel dell’Aquila, alla Monti di Città Sant’Angelo, alla
stessa Montecatini di Bussi sul Tirino.
Purtroppo devo dire che di tutto questo patrimonio sociale, sindacale e politico c’è ben poco. Le
stesse organizzazioni sindacali CGIL CISL UIL,a livello territoriale e regionale, conservano
pochissimi documenti e testimonianze riguardo alle lotte per l’occupazione svoltesi in Abruzzo.
Anche se, ad esempio, la CGIL di Chieti nel celebrare il suo centenario ha riannodato le fila della
vertenza dell’ATI, l’azienda tabacchi, con la lotta delle tabacchine che nel 1968 bloccarono la città
di Lanciano per evitare la chiusura dello stabilimento che poi a metà degli anni ottanta, purtroppo, è
avvenuta.
Quindi la proposta di realizzare un museo permanente di ciò che è stato ed ha rappresentato la
Celdit è sicuramente da sostenere e va realizzato. Ma a mio avviso, è proprio necessario dare vita ad
una vera e propria FONDAZIONE per recuperare, in maniera continuativa e paziente, la memoria
storica delle lotte sociali sviluppatesi nella nostra regione. Ciò non deve assolutamente essere vista
come una inutile operazione nostalgica, ma come un patrimonio ideale che le nuove generazioni
(soprattutto di sindacalisti!) debbono impegnarsi a sviluppare nella nuova realtà sociale e produttiva
del nostro Abruzzo.
di Nicola Primavera

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