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Chiamano la bimba Blu, la Procura fa ricorso ma poi rinuncia

Hanno elencato anche i "dati ufficiali Istat" per dimostrare che il nome Blu in Italia "è senz'altro più utilizzato per le bimbe che per i bimbi", ma poi per una coppia di genitori di una piccola di 5 mesi, da loro chiamata Blu, non c'è stato nemmeno bisogno di convincere il giudice.

La Procura di Milano, infatti, che inizialmente, su segnalazione degli uffici del Comune, aveva chiesto al Tribunale di rettificare il nome, mettendone davanti almeno uno femminile, ha rinunciato a coltivare il ricorso. E, tra l'altro, non è questo l'unico caso pendente al Palagiustizia milanese di nomi bizzarri di genere maschile usati per bambine. Un'altra udienza è attesa, ad esempio, per giovedì prossimo sempre alla sezione nona bis civile, davanti alla quale sono stati citati i genitori di un'altra Blu che ormai ha quasi un anno e mezzo. Il meccanismo con tanto di inghippi e solerzie burocratiche è lo stesso, in sostanza, della vicenda che si è definita oggi.

Malgrado, infatti, quel nome fosse stato registrato all'anagrafe al momento della nascita della piccola nel febbraio 2017, in Procura è arrivata poi la "segnalazione dell'Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Milano". E il pm Luisa Baima Bollone - richiamando una norma che recita che "il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso" e specificando che il "nome moderno" Blu, derivante dall'inglese Blue, non può essere attribuito "in modo inequivoco a persona di sesso femminile" - ha chiesto al Tribunale la rettifica dell'atto di nascita. In particolare, chiarendo che si dovrà "anteporre" a Blu un nome stavolta femminile, scelto dai genitori, se vorranno. In realtà, pare che la Procura anche giovedì, come accaduto già oggi, possa rinunciare poi in udienza al ricorso. Stamani, infatti, per l'altro caso 'Blu' il giudice tutelare Maria Rita Cordova, preso atto della rinuncia, ha confermato il nome e archiviato la pratica. Nel frattempo, i legali dei genitori della piccola nata a fine dicembre scorso, gli avvocati Rosalia Terrei e Matteo Casucci, avevano scritto anche una memoria per difendere la scelta del nome, spiegando tra le altre cose che "dai dati ufficiali Istat si ricava che dal 1999 al 2016 il numero di bambine" alle quali "è stato attribuito il nome 'Blu' è decisamente superiore al numero di bambini". E che ci sono state più di cinque Blu iscritte all'anagrafe nel 2007, nel 2012 e poi ancora nel 2015 e nel 2016. Inoltre, hanno concluso i legali, il nome della neonata era già stato "registrato come nome femminile in precedenza senza contestazioni di sorta da parte delle autorità preposte ai controlli e verifiche anagrafiche". 

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