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L'inclinazione al gioco non determina l'inattendibilita' della persona offesa

"La destinazione delle somme al gioco, al pari dell'imprenditore che si venga a trovare in una situazione di difficolta' economica dovuta ad investimenti sbagliati e che dunque si rivolge al prestito usuraria, non determina di per se' l'inattendibilita' della persona offesa". Con questa motivazione la seconda sezione penale della Corte di cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per dal Tribunale di Pescara(sentenza confermata dalla corte d'Appello di L'Aquila) alla pena di anni due e mesi sei di reclusione e a pagare 4.100 euro di multa in ordine al delitto di usura continuato in concorso

Per i giudici di Cassazione "e' escluso che l'inclinazione al gioco" della persona offesa "smentita dalla stessa, "escluda configurabilita' del delitto di usura, in quanto lo stato di bisogno - si legge nella sentenza 896 depositata ieri - puo' essere di qualsiasi natura, specie e grado ed anche, dunque, originato da debiti contratti per il vizio del gioco d'azzardo (Sez. 2, sent. n. 40526 del 12/10/2005, Rv. 232667). Lo stato di bisogno, infatti, va inteso non come uno stato di necessita' tale da annientare in modo assoluto qualunque liberta' di scelta, ma come un impellente assillo che, limitando la volonta' del soggetto, lo induca a ricorrere al credito a condizioni usurarie, non assumendo alcuna rilevanza ne' la causa di esso, ne' l'utilizzazione del prestito usurario. Di conseguenza, la destinazione delle somme al gioco, al pari dell'imprenditore che si venga a trovare in una situazione di difficolta' economica dovuta ad investimenti sbagliati e che dunque si rivolge al prestito usuraria, non determina di per se' l'inattendibilita' della persona offesa"

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