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Smartworking, solo il 5 per cento lo sceglierebbe

Lo smartworking, ovvero il lavoro da remoto sarebbe scelto solo dal 5% dei lavoratori secondo Kelly Services, leader mondiale nella consulenza per le risorse umane. I dati sono della ricerca Emea Kelly Talent@work, il sondaggio rivolto a oltre 14 mila candidati in dieci Paesi Europei, tra cui l'Italia, con circa 2.000 intervistati. Dai dati raccolti, l'impressione è che la realtà della vita lavorativa ci stia impiegando più tempo del previsto ad adeguarsi ai nuovi trend tecnologici. Lo si evince chiaramente dalle risposte date alla domanda 'Avendo la possibilità di scegliere, preferiresti lavorare da casa-da remoto o in ufficio?'. Se guardiamo al dato italiano, infatti, il 5% dei lavoratori sceglierebbe la soluzione più netta e, almeno sulla carta, perfetta: lavorare esclusivamente da casa. Una percentuale davvero molto bassa e di grande peso, se si considera che il 59%, invece, sceglierebbe una soluzione ibrida, che preveda sia il lavoro da casa che quello dall'ufficio. Questa inclinazione trova conferma nelle risposte date ad altri quesiti della ricerca. Ad esempio, è stato chiesto 'Quali aspetti influenzano la tua scelta di inviare una candidatura?': solo il 4,1% dei rispondenti italiani reputa la possibilità di lavorare da casa o da remoto un fattore importante nella scelta di un lavoro. Quali sono, quindi, i benefici che i lavoratori percepiscono nel fatto di lavorare in ufficio? Forse temono che lavorare da remoto pregiudichi le loro possibilità di crescita o promozione? Decisamente no, in quanto, nel nostro Paese, solo il 29% degli intervistati crede che essere fisicamente presenti in ufficio offra loro più visibilità o riconoscimento in azienda

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