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Anm Abruzzo: "Basta attacchi alle toghe, il Csm intervenga"

di Redazione

Una ferma "condanna" per gli attacchi ai magistrati "vittime di insulti e intimidazioni, piu' o meno esplicite, sui social network". Questa la posizione della Giunta dell'Anm Abruzzo, che, chiedendo anche un intervento di "tutela" da parte del Csm, denuncia il "rischio di delegittimazione che la diffusione di notizie non complete o comunque semplicisticamente riportate puo' causare alla magistratura tutta e a quella pescarese, impegnata nel delicato procedimento relativo al crollo dell'hotel Rigopiano, in particolare". Il richiamo e' alla notizia, apparsa sulla stampa nazionale, secondo cui "il padre di una delle vittime del tragico crollo dell'hotel Rigopiano e' stato condannato in sede penale dal tribunale di Pescara al pagamento di una multa per aver portato in memoria del figlio, insieme alla propria coniuge, i fiori nel luogo, sottoposto a sequestro, in cui si verifico' il crollo". La sezione abruzzese dell'Anm osserva quindi che "la notizia, cosi' riportata, pare avallare l'immagine, pure circolata sui social network (nei quali peraltro sono apparsi i provvedimenti giudiziari in questione con i nomi dei magistrati, pubblico ministero e giudice, che si sono occupati di tale caso) di una magistratura 'debole con i forti e forte con i deboli'". Cosa ancora "piu' evidente" continua l'Anm Abruzzo, in quegli articoli "nei quali si evidenzia come per i morti dell'hotel Rigopiano non vi sia 'ancora' un colpevole e come l'unico responsabile, allo stato, sia solo il padre di una delle vittime, cosi' suggerendo ai lettori, non tutti evidentemente tecnici del diritto, l'idea che l'indagine per la morte delle 29 persone rimaste vittime del crollo (che vede coinvolti numerosi indagati e per varie tipologie di reato tra le quali l'omicidio) e quella per la violazione dei sigilli di chi si e' introdotto nell'area sottoposta a sequestro siano equivalenti quanto a sforzi investigativi e, quindi, a tempistica". Il sindacato delle toghe abruzzesi, infine, ricorda in ogni caso "la liberta' di critica a tutti riconosciuta come diritto inviolabile costituzionalmente garantito", e rileva che "il processo penale prevede specifici strumenti per riconsiderare il merito dei provvedimenti che si ritengano ingiusti". 

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