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I big 5S ad Ortona: con Sarà Marcozzi cambieremo l’Abruzzo dei privilegi e dei furbi. Dateci fiducia e ce la faremo.

di Maurizio Piccinino

Boom 5S a Ortona. Militanti, fan semplici cittadini di lanciano in una ovazione per Di Maio, Di Battista e Sarà Marcozzi. “Saremo con voi per una città migliore, più bella e più giusta, per un Abruzzo senza clientele, senza più politici di professione, con più lavoro, con strade sicure e con una sanità dalla parte dei cittadini e non delle lobby”. Sul palco del Teatro Tosti risuonano le parole dei tre big 5S tra la folla che occupa ogni spazio, dalla platea, ai palchi al loggione, mentre tantissimi rimangono in piedi. Alessandro Di Battista, il
leader più movimentista e arrabbiato dei 5S cammina sul palco al limite del bordo, rischiando la caduta, “non preoccupatevi ci sono abituato” dice per rassicurare i militanti. Il suo attacco contro tv e giornali, “tutta la vecchia politica”, i “privilegi assurdi dei politici”, le lobby di ogni tipo, da quelle finanziarie a quelle editoriali, passando per le cliniche mediche private; fino alla critica politica estrema e senza appelli: “il Pd è il partito che fa più schifo di tutti, e io li ho pure una volta votati”, dice scuotendo la platea che risponde con un caloroso applauso. Elenca Di Battista i mali d’Italia: la burocrazia “soffocante” , le inefficienze di una classe dirigente “incapace”, le ruberie della “politica”, il sistema mediatico che “blocca e censura ogni nostra iniziativa”. La platea è soddisfatta, batte le mani e sorride a ogni ironia, come quella sull’ex Dc, Ciro Pomicino che attacca i 5s per i tagli alle pensioni d’oro, “Pomicino è la prova vivente che abbiamo tagliato i vitalizi di migliaia di euro al mese ai politici”. Ricorda in proposito Alessandro di Battista di essersi tagliato ogni compenso, ogni benefit, anche la buona uscita da parlamentare: “ho rimandato indietro tutti i soldi. In tutto 260 mila euro”, sottolinea soddisfatto “perché sono privilegi assurdi e inaccettabili”. C’è spazio anche per un Amarcord personale, i ricordi di adolescente trascorsi in estate a Lido Riccio “venivo per le vacanze con i genitori al mare, vinsi anche un torneo di beachvolley. Ricordo questi episodi perché Ortona è l’Abruzzo hanno bellezze turistiche che meritano un rilancio, un ruolo importante. Noi vogliamo dare forza a tutte le politiche innovative, dal turismo, all’agricoltura, lo sviluppo, la ricerca sulle fonti energetiche rinnovabili”. Tutti applaudono convinti e con affetto, mentre a dare il cambio a Di Battista è Sarà Marcozzi candidata alle elezioni regionali del 10 febbraio, che in mezz’ora di intervento attacca Centrodestra e Centrosinistra, i suoi affondi sono taglienti e personalizzati contro Silvio Paolucci assessore regionale alla sanità, “lui ha chiuso gli ospedali noi li riapriremo”, stilettate all’ex presidente Luciano D’Alfonso del Pd, “ha lasciato l’Abruzzo per la poltrona a Roma. Così Sta bene Rocco sta bene tutta la Rocca, ma noi li cacceremo via”, ha scandito la Marcozzi elegantissima, capelli biondo miele, rossetto vermiglio, e abito scuro stile maschietto avviatissimo e sobrissimo. Diretta e polemica la Teatina Marcozzi si mostra una candidata tosta e vincente, quindi sferza i suoi avversari: “Legnini? Un ipocrita perché è la continuità con il Pd di D’Alfonso”, “Marsilio? È il candidato del Centrodestra e fa pena nel suo volersi accreditate abruzzese, poverino cerca di essere abruzzese ripetendo qualche parola in dialetto e dicendo che mangia gli arrosticini. Questi politici dobbiamo batterli perché hanno fatto e faranno solo del male all’Abruzxo e ad Ortona, ed entrambi hanno votato tutte le leggi s danno delle persone, ad iniziare dalla Fornero”. Scroscio di applausi, una ovazione che ricarica la candidata 5S. “Noi abbiamo tagliato i nostri stipendi per comprare una turbina”, racconta e aggiunge Sara Marcozzi “noi vogliamo un Abruzzo pulito, giusto, con servizi efficienti, sicuri. Cambieremo con il vostro voto questa regione”. Altri applausi che ingentiliscono la Marcozzi che riceve un boucher di fiori bianchi. Tocca a Luigi Di Maio, ministro delle attività produttive e lavoro, vice premier, che fa il resoconto di tutto: del suo impegno nel dare “sostegni veri e nuove opportunità ai giovani che cercano in lavoro, alle famiglie in difficoltà, a quanti hanno bisogno di un sostegno”. Ricorda la sua lotta al gioco d’azzardo e racconta come gli abruzzesi spendano una cifra record : “due miliardi l’anno in gioco d’azzardo. Io ho messo tasse sulle lobby delle scommesse d’azzardo e con quesì soldi paghiamo una parte del Reddito di cittadinanza. Per questo ho ricevuto attacchi e insulti”, racconta Di Maio “per aver tassato il gioco d’azzardo che crea dipendenza tra i giovani e distrugge le famiglie, ma sono fiero di questo mio impegno. Così come lo sono per aver dato la possibilità, con quota 100 di mandare in pensione chi ha lavorato una vita e magari in settori di lavoro duro. Non abbiamo la bacchetta magica ma stiamo lavorando per i cittadini e lo faremo sempre di più con impegno, onestà e con una nuova visione della politica. le lobby ci attaccano ma noi resisteremo. Noi abbiamo detto e ripetiamo basta con i furbi e i disonesti”. Sui lavoratori delle società di ricerca petrolifera che contestano i 5s per il blocco delle trivelle, Di Maio evita polemiche e si mostra comprensivo. “Non sono nostri nemici e comprendo la loro preoccupazione”, osserva cercando di non sollevare altre polemiche, “ma noi non taglieremo posti di lavoro, tuttavia ma vogliamo dire le cose come stanno: la produzione petrolifera in Italia rappresenta il 7% che poi vediamo all’estero. Quindi uno spreco di risorse e nel contempo creiamo rischi ambientali. Noi creeremo nuovi posti di lavoro puntando sulle energie alternative. Non è facile ma bisogna iniziare a ragionare in modo diverso”. Gli applausi sono tutti per Luigi di Maio che conquista la platea mostrando ora il tono duro anche con il collega e competitore di governo, Matteo Salvini e la Lega. Di Maio va in attacco, e spiega che il limite della sua pazienza sta per esaurirsi. “Si insiste sulla Tav. Ma per noi non si farà perché con quesì soldi possiamo realizzare migliaia di nuovi asili”, assicura di Maio, “sistemare le strade in dissesto, mettete in sicurezza strutture oggi a rischio, possiamo realizzare una linea ferroviaria veloce tra Pescara e Roma. Se si vuole, invece, insistere sulla Tav ossia su qualcosa che ci divide allora si vuole rompere. Io ho questo sospetto che si voglia puntare ad una rottura”. Il finale è un crescendo Di Maio affronta tutti i temi in campo puntando sul lavoro, sul “futuro” sul l’impegno dei 5S , sulle “capacità e concretezza” di Sara Marcozzi. “Votare per i 5s è votare per una Italia migliore, per un Abruzzo migliore. Noi”, promette il ministro del lavoro e attività produttive, “non vi lasceremo soli e torneremo perché ci avete dimostrato la vostra fiducia e grande affetto. Saremo con voi per fare di più e per cambiare veramente”. La conclusione della kermesse elettorale è classica: tutti i candidati e leder 5S sul palco per il turbinio di foto e video. Poi l’uscita che diventa più difficoltosa dell’entrata al teatro. Una signora anziana abbraccia e bacia su una guancia di Battista strattonato e coccolato dalle fan politiche come un attore, lui gentile non respinge nessuno e gli si stringono tutte pronte per un selfie. Di Maio bloccato di nuovo da una pletora di telecamere davvero non sa più che dire, ma ringrazia una ragazza per un libro che gli viene consegnato al
volo. Sarà Marcozzi ripete “calma, calma”, temendo che la calca crei qualche problema. All’uscita i militanti e sostenitori dei 5S scandiscono: “bravi, bravi, bravi”. Mentre a distanza gli operai del settore di ricerca petrolifera rispondono con “buffoni” e “vergogna”. I leader 5s salgono su un furgone nero dai vetri oscurati e ripartono tra la folla che ancora applaude e manda baci di ammirazione politica. Gli operai tolgono gli elmetti. Un carabiniere graduato che si era prodigato in ogni modo dalla mattina per evitare guai, ora sospira sodisfatto: “Ce l’abbiamo fatta. Però il nostro era dovere”.

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